Romeni - Un'altra cronaca è possibile
Noi crediamo che la letteratura sia uno strumento per conoscersi, per dialogare rispettandosi. Ma soprattutto crediamo che non possa esservi razzismo nella letteratura, altrimenti non è letteratura, ma spazzatura.
Per questo accettiamo la richiesta del nostro carissimo amico e scrittore Mihai Butcovan a diffondere questo suo appello.
Un'altra cronaca è possibile - MIHAI MIRCEA BUTCOVAN - «l'Osservatore Romeno»
Dopo le sorprendenti risposte che ha suscitato il mio appello lanciato venerdì scorso su un quotidiano (v. sotto), vi mando quanto segue. Con preghiera di diffusione.
Passateparola!
Diceva Faber nella Canzone del Maggio*:
«Anche se vi credete assolti/ siete lo stesso coinvolti».
Aiutateci a contrastare coloro che hanno «preso per buone/ le "verità" della televisione».
Come?
Raccontiamola questa foresta di viaggiatori sui giornali, nei siti, nei blog, su giornalini, radio e tv indipendenti, nelle case, nei cantieri, nelle scuole: «È proprio vero che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
In Italia c’è una foresta di rumeni – ma anche di italiani, migranti ed altri viaggiatori, comunque persone – che con umiltà, in silenzio, cresce e dà ossigeno all'economia di questo paese. Più di quanto gliene tolga respirando.» (da “Non scrivere quell’articolo” - INTERNAZIONALE n. 701, luglio 2007)
Su Il Manifesto 16 maggio 2008
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/16-Maggio-2008/art22.html
Romeni - Un'altra cronaca è possibile
MIHAI MIRCEA BUTCOVAN - «l'Osservatore Romeno»
Riprenderò la mia riflessione sui romeni e sul razzismo, iniziata sulle pagine di questo giornale, da dove l'avevo lasciata nel novembre del 2007, in pieno dibattito sul caso «Reggiani-Mailat», in piena «caccia al romeno», mentre si inneggiava ai roghi, ai fucili o, nel migliore dei casi, alle espulsioni. Concludevo le mie considerazioni in questo modo: «Si dimenticheranno in fretta anche di noi, sappiamo che è consuetudine. Altrimenti aspetteremo con fiducia i prossimi campionati di calcio. Gli “europei”. In caso di vittoria l'oblio dei problemi, anche di questo delitto, anche dei morti nel mediterraneo, anche dei romeni, e pure dei rom, è assicurato».
Oggi aggiungerei all'elenco anche le morti bianche.
Ero forse ottimista? Avevo forse dato voce ad una speranza che dentro di me diventava preoccupazione? Non avevo certo calcolato una campagna elettorale prima dei campionati europei di calcio. Non potevo saperlo.
Altrimenti avrei dato per scontato che la questione «sicurezza» e, con essa, il «problema» dei romeni, dei rom e degli immigrati in generale sarebbe stata inserita come priorità nei programmi elettorali.
Non posso negare che ci siano anche reati e infrazioni commesse da migranti. Ma viviamo in tempi in cui si rivendica la necessità del contraddittorio. Allora non capisco l'assenza dai notiziari di tutti quei migranti che lavorano, pagano tasse e - in mille modi e altrettanti lavori - fanno del bene a questo paese oltre che a se stessi. Di loro si parla sempre meno e si dà scarsa notizia, quando non li si ignora del tutto.
Difficilmente queste persone troveranno mai spazio per un contraddittorio di fronte a chi le colpevolizza per la semplice appartenenza ad un popolo o ad un paese non abbastanza «comunitario». Se ci fosse più informazione anche su queste presenze in Italia, non cambierebbe certamente il giudizio negativo e la condanna di certi reati gravi, chiunque li abbia commessi. Ma se ci fosse più informazione anche su queste persone oneste, molto più numerose dei delinquenti, sarebbe più difficile o addirittura impossibile, per qualcuno, sostenere che i romeni sono «abitualmente criminali», che i rom sono «geneticamente o culturalmente ladri», che gli immigrati sono soltanto «un problema» da espellere, per usare un eufemismo. E troppo spesso, nelle rubriche di notizie o informazioni, quando gli stranieri sono vittime si omette o non si rimarca la nazionalità.
Alcuni vorrebbero valutare l'onestà di una persona in base al reddito e a ben guardare molte vicende giudiziarie degli ultimi anni sono andate in questa direzione. Per questi, chi migra per necessità e non per turismo, sarebbe sempre un disonesto o un delinquente.
Si potrà mai fermare questa colpevolizzazione dello straniero? Forse opponendo alla modalità parziale e faziosa, certamente diversiva, di dare notizia sulla presenza degli immigrati, un nuovo metodo di dare informazione. Con una maggiore diffusione delle storie di positiva presenza delle persone che, sebbene provenienti da altrove, aiutano il Belpaese a crescere e a risollevarsi.
Vorrei lanciare un appello e chiederei agli italiani che possono testimoniare contatti positivi, quando non emozionanti e appassionati, di fare i cronisti di queste presenze che spesso non hanno voce. Chiedo loro di scrivere ai giornali, a vari siti e nei vari blog, dei loro incontri ravvicinati di secondo e terzo tipo con questi extracomunitari che costruiscono case e curano gli anziani d'altri come se fossero i propri. Questi «alieni immigrati» che, ironia della sorte, sono sempre più bersaglio di alcuni omini verdi...
Le storie di incontri positivi non avranno la visibilità di certi tiggì, non avranno l'impatto emotivo di certi programmi televisivi, commoventi già nel copione prima che nell'apparizione sugli schermi.
Ma contrasteranno quella battuta del bar o del comizio che prevede «ognuno a casa sua» e che attribuisce la crisi e le difficoltà odierne, la precarietà del lavoro, l'aumento del costo della vita, talvolta anche il prezzo del pane, alla presenza degli immigrati.
Potremmo anche approfittare dei prossimi campionati europei per trasmettere, in Italia, le cronache televisive e radiofoniche delle partite abbinando ai cronisti italiani immigrati dai paesi delle squadre avversarie. Durante quelle partite potrebbero esserci, nelle cronache, anche brevi spot culturali di quei paesi europei, alcuni comunitari, che tanto poco conosciamo. Qualche volta tanto poco da non sapere nemmeno che sono nella stessa comunità. E non è soltanto il caso della Romania, avversaria diretta nel girone dell'Italia.
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Archiviato lunedì, 19 maggio 2008 in: diritti

