rossetto & sogni: un progetto mondiale che parla italiano

Parla Italiano ed è tutto al femminile il progetto Forgotten Diaries, che ha attirato l'attenzione ed il supporto dell' Onu, e di famosi giornalisti internazionali.


Selene & Michela. Due che le guardi e potrebbero essere tue figlie. Hanno poco meno di 30 anni. Vivono in bilico tra lavori precari, taglie 44 a volte troppo abbondanti, e fidanzati stronzi che vivono dall'altra parte del mondo.

Ragazze come tante, con la borsa griffata, e il telefono sempre acceso. Aperitivi, amici, shopping.

Solo che il problema non è coordinare la borsa di Prada verde mela con l'abito giusto. Per loro il problema è un altro. Cambiare il mondo, fornire ai giovani la possibilità di essere protagonisti del cambiamento.

Ascolti una loro discussione e ti meravigli di come possano passare dall'indipendenza del Kosovo, all'ultima collezione di costumi senza battere ciglio. Ci credono, e tanto, da aver fatto di Youth Action for Change (l'associazione fondata da Selene, e della quale Michela segue l'ufficio stampa e la promozione) la scommessa della loro vita.

Ci siamo date tempo fino a dicembre 2009, per vedere se davvero l'Italia può darci spazio. Abbiamo avuto premi e riconoscimenti importantissimi a livello internazionale, ma solo porte chiuse in Italia. Nessun aiuto. Sono stata di recente a New York, in qualità di coordinatore del Gruppo Giovanile all'interno della Commissione Onu per lo sviluppo sostenibile. 15 giorni di lavoro, senza retribuzione, perchè al coordinatore europeo che viene da una zona come L'italia formalmente “ricca” non spetta nessun indennizzo” Il biglietto del volo per new york, mi è stato offerto da una associazione (svedese),e la permanenza a New York l'ho organizzata grazie ad un conoscente che mi ha messo a disposizione la sua casa.” Racconta amaramente Selene.

Una situazione non facile, quindi, ma davanti alla quale, queste due “pasionarie” moderne non demordono.

Ho vissuto all'estero per alcuni anni, e pur lavorando in un settore come quello delle pubbliche relazioni considerato “frivolo” - spiega Michela- “ho avuto modo di entrare in contatto con situazioni drammatiche. Non scorderò mai le emozioni che mi hanno trasmesso i bambini di Fogo (isola poverissima dell'arcipelago di capo verde) o la situazione drammatica dei bimbi del sud america, da Haiti fino al Brasile. Da li nasce l' interesse per le politiche giovanili, che sono a parer mio la chiave per cambiare in maniera nuova e radicale un sistema come quello odierno che non funziona più...e il momento più bello è stato allo scorso meeting internazionale delle politiche giovanili a Urbino..quando mi sono resa conto che non siamo le sole a pensare cosi!”

Anche se pesa. Pesa sentirsi dire di no, pesa dover lottare con il mondo che le considera piccole e troppo ambiziose, pesa non avere una vita con orari ben definiti, pesano le notti davanti al pc.

Notti insonni, connesse a Skype in comunicazione con giovani di ogni parte del mondo, a studiare strategie,  condividere esperienze, coordinare l'attività dell'associazione che si occupa di aiutare giovani in 120 paesi a sviluppare campagne e progetti  sul campo inerenti temi come la prevenzione dell'HIV, le pari opportunità, o lo sviluppo sostenibile.

L'ultimo progetto dell'associazione ha qualcosa di unico. E se ne è resa conto gente come Kevin Sites (il noto reporter di guerra, balzato agli onori della cronaca per il filmato ormai di fama mondiale di un marine statunitense che spara ad un ribelle iracheno ferito, girato all'interno della moschea di falluja nel 2004).

Anche Ban Ki Moon segretario generale dell'Onu, ha manifestato il suo appoggio al progetto il cui scopo primario è fornire ai giovani che vivono in zone di conflitto la possibilità di far sentire la loro voce attraverso una piattaforma blog, dedicata ai conflitti dimenticati.

Il sito in inglese www.forgottendiaries.org, ha totalizzato in meno di un mese 18 mila visite.

Ambiziose, ma al servizio del mondo. mentre l'Italia tace, mietono successo e riconoscimenti all'estero. Pensano di chiudere. Almeno in Italia, dove sembra non esserci spazio per i sogni. Per le voci nuove.

Ma loro continuano a crederci, sono stanche, ma sorridono. Sentono di avere tra le mani una potenza fortissima, il disincanto dei sognatori, il coraggio degli attivisti. Non mollano. Sentono di avere un compito.

Le guardi, e pensi che si. E' giusto. Che se nessuno avesse lottato per i propri sogni adesso tutto sarebbe peggio di come è.

E ti stupisci nel vederle che si passano il lipgloss, ti incuriosisce il loro sguardo disincantato. Chissà a cosa staranno pensando.

Ad un altro progetto, ovvio.


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Archiviato lunedì, 14 luglio 2008 in: progetti